Nota di accredito in seguito all’infruttuosità della procedura esecutiva

L’Agenzia delle Entrate, con una recente risposta ad un interpello, ha fornito chiarimenti in merito al presupposto per l’emissione della nota di variazione IVA in diminuzione in caso di mancato pagamento del corrispettivo da parte del cessionario o committente a causa dell’infruttuosità delle azioni di recupero esperibili dalla controparte.
Perché il mancato pagamento del corrispettivo possa assumere rilievo ai fini dell’emissione della nota di variazione IVA in diminuzione, risulta necessario che il creditore abbia esperito le azioni volte al recupero del credito senza trovare soddisfacimento. Non è quindi possibile emettere la nota di variazione IVA per antieconomicità dell’avvio della procedura esecutiva, in quanto occorre provare di aver esperito infruttuosamente tutte le azioni volte al recupero del credito.
L’Agenzia delle Entrate ha precisato che, se l’infruttuosità delle azioni di recupero esperibili dal creditore è acclarata da un organo terzo, è ammessa l’emissione della nota di variazione in diminuzione per il recupero dell’IVA addebitata in rivalsa.
L’Agenzia delle Entrate, nella risposta al suddetto interpello, ha ritenuto sussistente il presupposto per operare la variazione IVA in diminuzione in relazione alle circostanze del caso concreto; nella fattispecie si trattava di un riscontro della Guardia di Finanza circa l’inesistenza di beni mobili e immobili aggredibili tramite una procedura esecutiva potenzialmente esperibile.

Le FAQ dell’Agenzia delle Entrate sulla fatturazione elettronica

L’Agenzia delle Entrate ha recentemente pubblicato sul proprio sito le risposte alle domande che vengono frequentemente proposte in materia di fatturazione elettronica.
Si segnalano alcuni dei chiarimenti più significativi.
– Il cessionario che abbia ricevuto una fattura per merce mai acquistata non potrà rifiutare il documento o contestarlo tramite il Sistema di Interscambio, potendo agire, in tal caso, soltanto mediante i mezzi tradizionali quali lettere, email, telefono, ecc.;
– Il Sistema di Interscambio consente di trasmettere fatture fuori campo IVA, sebbene la relativa emissione non sia obbligatoria in base al DPR 633/72. In tal caso il cedente/prestatore dovrà riportare il codice N2 nel campo relativo alla natura dell’operazione;
– Gli estremi delle dichiarazioni d’intento ricevute possono essere indicati in uno dei campi facoltativi della fattura elettronica riservati ai dati generali.
Per quanto riguarda i soggetti che si avvalgono del regime di vantaggio o del regime forfetario, viene chiarito che:
– essi non hanno l’obbligo di conservare elettronicamente le fatture ricevute; tuttavia, qualora decidano di comunicare ai fornitori un indirizzo telematico per la ricezione dei documenti, la fattura elettronica ricevuta andrà conservata elettronicamente;
– i soggetti di cui all’art. 27 del DL 98/2011 che nel corso dell’anno abbiano superato di oltre il 50% il limite di 30.000 euro di volume d’affari e abbiano già emesso in via facoltativa una fattura elettronica non soggetta ad IVA, dovranno emettere una nota di variazione elettronica con l’ammontare dell’imposta non addebitata nella fattura originaria.
L’Agenzia ha inoltre precisato che l’obbligo di fatturazione elettronica riguarda le fatture emesse a partire dall’1/1/2019 e, poiché il momento da cui decorre l’obbligo è legato all’emissione della fattura, sarà possibile gestire in formato analogico le fatture emesse nel 2018 e ricevute nel 2019.
Al contrario, dovranno essere gestite in formato elettronico eventuali note di variazione emesse nel 2019, ancorché relative a fatture emesse nel 2018 in formato cartaceo.

Comunicazione dell’indirizzo telematico

Il tema della fatturazione elettronica è molto sentito in quanto, salvo proroghe, dal 1 gennaio 2019 sarà obbligatorio emettere, e specularmente ricevere, le fatture in formato elettronico.
Per quanto riguarda l’aspetto relativo alle fatture passive, si può scegliere di ricevere le fatture elettroniche mediante PEC o avvalendosi di canali telematici (web service o FTP).
La casella di Posta Elettronica Certificata scelta per la ricezione delle e-fatture può coincidere con quella attivata per obbligo di legge, anche se può esserne creata una differente da adibire esclusivamente all’invio e alla ricezione delle fatture.
In alternativa, è possibile adottare un canale telematico per il recapito dei file, procedendo a un preventivo accreditamento dello stesso al Sistema di Interscambio (SdI), al termine del quale verrà associato al canale il “codice destinatario”, o avvalendosi di un canale già accreditato come quello della propria software house.
Pertanto la comunicazione ai fornitori dell’indirizzo telematico prescelto potrebbe risultare superflua nell’ipotesi in cui si fosse deciso di aderire al servizio di registrazione proposto dall’Agenzia delle Entrate.
Si rileva, infatti, che anche nel caso in cui il cessionario/committente non comunichi il proprio indirizzo telematico, il cedente/prestatore potrà procedere all’emissione della fattura.
In questo caso andrà indicato, nel campo “CodiceDestinatario” il codice convenzionale “0000000” ed il SdI renderà disponibile la fattura elettronica nell’area riservata del cessionario/committente.

E’ legittimo contabilizzare il leasing col metodo finanziario

Con sentenza del 9/10/2018 la Commissione Tributaria Regionale Lombardia ha stabilito l’illegittimità dell’avviso di accertamento con cui l’Agenzia delle Entrate ha ripreso a tassazione i componenti negativi di reddito dedotti da una società che ha modificato il criterio di rilevazione di alcuni contratti di leasing.
Nello specifico la società, che redigeva il bilancio in base alle disposizioni del codice civile e ai principi contabili nazionali, ha attuato tale modifica con il passaggio dal metodo patrimoniale, previsto dai principi OIC, al metodo finanziario, criterio proprio dei principi contabili internazionali IAS/IFRS.
Secondo i giudici, nel caso di specie, la modifica del criterio di rilevazione non era stata effettuata a scopo elusivo, come invece affermato dall’Agenzia delle Entrate, e ”la società che, pur non essendo tenuta al rispetto dei principi contabili internazionale, ha optato per l’adozione del solo IAS 17, ha circostanziato tal scelta nella nota integrativa al bilancio ordinario 2010, ha sottolineato la prevalenza della sostanza sulla forma”, al fine di garantire una più veritiera rappresentazione della situazione patrimoniale, economica e finanziaria del bilancio.
Secondo i giudici l’utilizzo del metodo finanziario costituisce, per i soggetti OIC, una facoltà, che non è vietata dalle norme sul bilancio e dai vigenti principi contabili.
Per completezza va rilevato che la dottrina prevalente ritiene che non sia consentito alle imprese che non applicano i principi IAS derogare alla rilevazione contabile del leasing prevista dal Codice civile e dagli OIC in quanto l’applicazione dei criteri IAS risulta possibile solamente in assenza di una disciplina contabile di riferimento nei principi nazionali, cosa che non avviene per quanto riguarda il leasing.

Novità IVA del decreto fiscale – parte seconda

Prosegue la disamina delle novità introdotte dal DL 119/2018, entrato in vigore il 24/10/2018, che riguardano sia il comparto IVA che il nuovo obbligo di fatturazione elettronica.
In sintesi, le novità sono le seguenti.
5. IMPUTAZIONE DELL’IMPOSTA DETRAIBILE NELLE LIQUIDAZIONI IVA (ART. 14)
Specularmente a quanto previsto per la registrazione delle fatture emesse, anche l’im¬posta relativa ai documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione può essere computata in detrazione entro il termine previsto per la liquidazione periodica relativa al mese di effettuazione.
Tale disposizione non si applica per le fatture di acquisto relative ad operazioni effettuate nell’anno precedente.
6. OBBLIGO DI TRASMISSIONE TELEMATICA DEI CORRISPETTIVI (ART. 17, CO. 1)
Per i commercianti al minuto viene introdotto l’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri all’Agenzia delle Entrate.
Tale obbligo decorre dal 1/1/2020 per la generalità dei soggetti passivi IVA che esercitano attività di commercio al minuto e dal 1/7/2019 per i commercianti al minuto con volume d’affari superiore a 400.000 euro.

7. SEMPLIFICAZIONI PER IMPRESE MINORI (ART. 17, CO. 2)
Con decorrenza dal 1/1/2020 viene disposto che i soggetti in contabilità semplificata che si avvalgono del programma di assistenza dell’Agenzia delle Entrate, e che in ragione di ciò sono esonerati dalla tenuta dei registri IVA, non sono esonerati dalla tenuta del registro degli incassi e dei pagamenti.
Inoltre, viene specificato che per tali soggetti l’obbligo di tenuta dei registri IVA permane se essi hanno optato per il metodo delle registrazioni IVA di cui all’art. 18 comma 5 del DPR 600/73.

Novità IVA del decreto fiscale – parte prima

Numerose e rilevanti sono le novità introdotte dal DL 119/2018, entrato in vigore il 24/10/2018, che riguardano sia il comparto IVA che il nuovo obbligo di fatturazione elettronica.
In sintesi, le novità sono le seguenti.
1. FATTURAZIONE ELETTRONICA (ART. 10)
Per venire incontro alle richieste degli operatori economici e dei professionisti viene previsto che, limitatamente al primo semestre 2019, in caso di emissione tardiva della fattura:
• non vi l’applicazione di sanzioni se la fattura viene emessa entro il termine previsto per la liquidazione IVA relativa al periodo di effettuazione dell’operazione;
• nel caso in cui la fattura viene emessa oltre il termine previsto per la liquidazione IVA del periodo di effettuazione, ma comunque entro il termine previsto per la liquidazione del periodo successivo, la sanzione è ridotta dell’80%.

2. MODIFICA DEL TERMINE DI EMISSIONE DELLA FATTURA (ART. 11)
A decorrere dal 1/7/2019 la fattura potrà essere emessa entro dieci giorni dall’effettuazione dell’o¬pe-razione; in tal caso occorrerà indicare in fattura la data, diversa da quella di emissione della fattura, di effettuazione della cessione di beni/prestazione di servizi ovvero di quella in cui è corrisposto il corrispettivo in tutto o in parte.

3. MODIFICA DEI TERMINI DI REGISTRAZIONE DELLE FATTURE EMESSE (ART. 12)
Le fatture emesse devono essere annotate entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, con riferimento al medesimo mese, e non più entro 15 giorni dall’emissione della fattura.
Resta ferma l’eccezione prevista per le fatture relative alle cessioni di beni effettuate dal ces¬¬sionario nei confronti di un soggetto terzo per il tramite del proprio cedente, le quali devono essere registrate “entro il giorno 15 del mese successivo a quello di emissione, con riferimento al medesimo mese”.
4. NUMERAZIONE DELLE FATTURE D’ACQUISTO (ART. 13)
Viene abolito l’obbligo di numerazione progressiva delle fatture d’acquisto e delle bollette doganali ricevute.

Deleghe agli intermediari per i servizi di fatturazione elettronica

Con un recente provvedimento l’Agenzia delle Entrate (provv. 291241/2018) ha approvato le nuove modalità di conferimento delle deleghe e revoche all’utilizzo dei servizi di fatturazione elettronica
La novità più importante consiste nella possibilità di delegare un intermediario il quale dovrà provvedere ad inviare all’Amministrazione finanziaria, entro 90 giorni dalla data di sottoscrizione dello modulo ricevuto dal cliente, i “dati essenziali” ai fini dell’attivazione dei servizi di fatturazione elettronica.
L’invio potrà essere “massivo“, nel caso in cui siano conferite più deleghe, opuntuale“, per l’attivazione di una singola delega.
Il primo servizio è attivo dal 5/11/2018, mentre il secondo sarà disponibile dalla fine del corrente mese.
In entrambi ii casi le deleghe saranno attivate in seguito alla verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate della presenza di “elementi di riscontro”, contenuti nella comunicazione telematica inviata dall’intermediario, presenti nella dichiarazione IVA del delegante dell’anno precedente; tale elementi sono il volume d’affari, nonché l’ammontare dell’IVA a debito/a credito.
Un’ulteriore possibilità di conferimento di delega, nel caso in cui il delegante non abbia presentato la dichiarazione IVA, consente agli intermediari di poter predisporre un file contenente le copie delle deleghe sottoscritte dai deleganti e i relativi documenti d’identità, un prospetto in cui sono indicati gli elementi essenziali delle deleghe conferite e una dichiarazione sostitutiva nella quale viene attestato, fra l’altro, di avere ricevuto specifica procura alla presentazione dei moduli.
Un elemento di criticità della procedura si riferisce al fatto che gli intermediari delegati dovranno numerare i documenti acquisiti e annotarli giornalmente in apposito registro cronologico, registrando la data della delega, il codice fiscale, i dati anagrafici del delegante e gli estremi del documento di identità di quest’ultimo con obbligo di conservazione dei singoli moduli e dei relativi documenti di identità per eventuali controlli.

Condoni e sanatorie ex DL 119/2018 – parte seconda

Prosegue la disamina sintetica delle definizioni introdotte dal DL 119/2019.

7. Definizione delle liti pendenti
Rientrano le liti pendenti in qualsiasi grado del giudizio, anche in Cassazione o in rinvio, relativamente alle quali è parte l’Agenzia delle Entrate ed il ricorso introduttivo sia stato notificato entro il 24/10/2018.
I benefici della definizione sono i seguenti:
– se l’Agenzia delle Entrate è rimasta soccombente in primo grado, si paga il 50% delle imposte;
– se l’Agenzia delle Entrate è rimasta soccombente in secondo grado, si paga il 20% delle imposte;
– negli altri casi occorre pagare tutte le imposte con stralcio di sanzioni e interessi.
Nella soccombenza ripartita va distinta la quota di atto annullata da quella confermata.
Se la lite riguarda esclusivamente sanzioni non collegate al tributo, si paga il 15% delle sanzioni, in caso di vittoria del contribuente, ed il 40% negli altri casi.
Si ha riguardo alle sentenze depositate entro il 24/10/2018.
Per le sanzioni collegate al tributo, se questo è stato definito in altro modo, si ha il totale stralcio della sanzione.
Su istanza del contribuente, il processo è sospeso.
La domanda per la definizione va presentata entro il 31/5/2019.
8. Dichiarazione integrativa speciale
Qualora il contribuente non abbia verifiche fiscali intraprese o atti penali emessi nei suoi confronti, è possibile sanare violazioni fiscali commesse relativamente alle annualità dal 2013 al 2016, inerenti imposte sui redditi, contributi previdenziali, addizionali, sostitutive, ritenute, IVA e IRAP.
Come indicato nell’art. 9 del DL 119, “l’integrazione degli imponibili è ammessa, nel limite di 100.000 euro di imponibile annuo, ai fini delle imposte di cui al precedente periodo e comunque di non oltre il 30 per cento di quanto già dichiarato. Resta fermo il limite complessivo di 100.000 euro di imponibile annuo per cui è possibile l’integrazione ai sensi del presente comma”.
Se l’imponibile in origine dichiarato è minore di 100.000,00 euro, si può integrare sino a 30.000,00 euro, non operando il limite del 30%.
In relazione al maggior imponibile dichiarato, per ciascun periodo d’imposta, verranno calcolate imposte sostitutive determinate applicando:
– un’aliquota del 20% sul maggior imponibile, ai fini delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle imposte sostitutive sui redditi, dei contributi previdenziali e di IRAP;
– un’aliquota del 20% ai fini delle maggiori ritenute;
– un’aliquota media ai fini IVA e, ove non sia possibile determinare l’aliquota media, l’imposta sostitutiva verrà determinata secondo l’aliquota ordinaria.
L’integrativa, per la quale occorre attendere i necessari provvedimenti attuativi, andrà presentata entro il 31/5/2019.
Non possono beneficiare dell’integrativa i contribuenti che non hanno presentato le dichiarazioni fiscali anche solo per uno degli anni dal 2013 al 2016.
Non è possibile sanare le violazioni relative al quadro RW.
La presentazione dell’integrativa provoca una nuova decorrenza dei termini di accertamento, in relazione agli elementi per i quali viene presentata la domanda.
9. Definizione per le ASD e le SSD
Il DL 119/2018 prevede anche una definizione delle pendenze fiscali per ASD e SSD iscritte al CONI che comporta benefici consistenti.
Per la definizione degli accertamenti, si ha uno stralcio del 50% dell’imposta e del 95% delle sanzioni, ma l’IVA va pagata per intero.
Invece, nella definizione delle liti, si ha uno stralcio di imposta e di sanzione parametrato all’andamento del processo, che include l’IVA.
Va pagato:
– il 40% delle imposte, più il 5% di sanzioni/interessi, se il processo pende in primo grado;
– il 10% delle imposte, più il 5% di sanzioni/interessi, se c’è soccombenza dell’Amministrazione finanziaria;
– il 50% delle imposte, più il 10% di sanzioni/interessi, se c’è soccombenza del contribuente.
L’accesso alla definizione è subordinato al fatto che le imposte accertate o in contestazione non siano superiori a 30.000,00 euro, per imposta e per periodo d’imposta.
Se non sussistono detti requisiti, è possibile beneficiare delle altre definizioni.
Nei limiti di 30.000,00 euro complessivi di imponibile annuo, è anche possibile avvalersi dell’integrativa speciale.

Condoni e sanatorie ex DL119/2018 – parte prima

Il 24/10/2018 è entrato in vigore il DL 119/2018 che ha introdotto diverse definizioni delle pendenze tributarie, per la precisione nove tipologie di sanatorie.
In linea generale:
– molte definizioni sono connesse all’entrata in vigore del Decreto Legge;
– è escluso il pagamento tramite compensazione;
– è sempre ammesso il pagamento rateale;
– in nessun caso sono previste coperture penali.
1. Definizione dei processi verbali di constatazione
I PVC consegnati al contribuente o notificati entro il 24/10/2018 possono essere definiti pagando interamente le imposte, con stralcio di sanzioni e interessi; l’agevolazione riguarda imposte sui redditi, contributi previdenziali, ritenute, IVA e IRAP, IVIE/IVAFE.
L’adesione avverrà mediante dichiarazione integrativa da presentare entro il 31/5/2019.
Relativamente ai suddetti verbali, per le annualità sino al 31/12/2015 opera una proroga biennale dei termini di accertamento.
2. Definizione degli accertamenti
Gli avvisi di accertamento, di liquidazione, di recupero dei crediti d’imposta notificati entro il 24/10/2018, non impugnati entro la medesima data e i cui termini di impugnazione sono ancora pendenti, possono essere definiti entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, o, se maggiore, entro il termine di sessanta giorni dalla notifica dell’atto.
Entro il 23/11/2018 va pagata la prima rata o l’intera somma dovuta, con stralcio di sanzioni e interessi.
3. Definizione degli inviti al contraddittorio
Gli inviti al contraddittorio notificati entro il 24/10/2018 possono essere definiti entro trenta giorni.
Entro il 23/11/2018 va pagata la prima rata o l’intera somma dovuta, con stralcio di sanzioni e interessi.
Si deve trattare dei soli inviti strumentali all’adesione, ma non altri atti istruttori (questionari, inviti a comparire, ordini di esibizione, accessi) che, a questi fini, sono irrilevante.
4. Definizione degli accertamenti con adesione
Gli atti di accertamento con adesione sottoscritti entro il 24/10/2018 possono essere definiti entro il 13/11/2018, in quanto opera il termine di venti giorni entro cui le somme, ordinariamente, vanno pagate.
Entro il 13/11/2018 va pagata la prima rata o l’intera somma dovuta, con stralcio di sanzioni e interessi.
5. Rottamazione dei ruoli
Per i carichi affidati dal 2000 al 2017 viene prevista la rottamazione dei ruoli, con beneficio lo stralcio delle sanzioni tributarie/contributive e degli interessi di mora; la relativa domanda va presentata entro il 30/4/2019.
Gli importi possono essere dilazionati in cinque anni, con scadenza della prima o unica rata il 31/7/2019, e rientrano anche i ruoli soggetti a contestazione giudiziale.
I debitori che hanno fruito delle precedenti rottamazioni dei ruoli, con rate in scadenza a luglio, settembre, ottobre 2018, devono, per poter ridilazionare il restante debito in cinque anni, pagare le summenzionate rate entro il 7/12/2018 in unica soluzione ed in tal caso la riammissione opera di diritto senza necessità dell’istanza, con riliquidazione degli importi ad opera di Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Invece, i debitori che non si sono avvalsi delle precedenti rottamazioni, che non hanno pagato le rate relative alla prima rottamazione oppure che non hanno pagato, entro il 31/7/2018, le pregresse rate scadute al 31/12/2016, possono beneficiare della nuova rottamazione senza problemi, inviando la relativa domanda.
Rientrano nella rottamazione unicamente i carichi affidati ad Agenzia delle Entrate-Riscossione e a Riscossione Sicilia SPA, non quelli riscossi in proprio dagli enti creditori o dai concessionari locali.
6. Stralcio automatico dei carichi sino a 1.000,00 euro
Vengono annullati di diritto i debiti di importo residuo di valore sino a 1.000,00 euro consegnati dal 2000 al 2010, affidati ad Agenzia delle Entrate-Riscossione o a Riscossione Sicilia SPA.

Differenze tra operazioni indicate in dichiarazione e quelle contenute negli spesometri

Al fine di stimolare l’assolvimento degli obblighi tributari e favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili l’Agenzia delle Entrate, con un recente provvedimento, ha definito le modalità con le quali mettere a disposizione del contribuente e della Guardia di Finanza le informazioni derivanti dal confronto fra il volume d’affari dichiarato dal contribuente stesso e i dati comunicati da quest’ultimo e dai suoi clienti attraverso lo “spesometro”.
Nei confronti dei contribuenti che, sulla base dei dati dello “spesometro”, appaiono aver omesso, in tutto o in parte, di dichiarare il volume d’affari conseguito, il provvedimento prevede che l’Agenzia delle Entrate trasmetta agli stessi una comunicazione a mezzo PEC o posta ordinaria, qualora l’indirizzo PEC del contribuente non sia attivo oppure non sia registrato nell’Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata.
La comunicazione contiene i seguenti dati:
– codice fiscale, denominazione, cognome e nome del contribuente;
– numero identificativo della comunicazione e anno d’imposta;
– codice atto;
– totale delle operazioni comunicate dai clienti soggetti passivi IVA e di quelle effettuate nei confronti di consumatori finali comunicate dal contribuente stesso;
– modalità attraverso le quali consultare gli elementi informativi di dettaglio relativi all’anomalia riscontrata.
La predetta comunicazione può essere consultata dal contribuente all’interno del suo “cassetto fiscale”, nel quale sono indicati i seguenti dati:
– protocollo identificativo e data d’invio della dichiarazione IVA, per il periodo d’imposta oggetto di comunicazione, nella quale le operazioni attive risultano parzialmente o totalmente omesse;
– somma algebrica dell’ammontare complessivo delle operazioni riportate nei righi VE24 colonna 1 (Totale imponibile), VE31 (Operazioni non imponibili a seguito di dichiarazione d’intento), VE32 (Altre operazioni non imponibili), VE33 (Operazioni esenti), VE35 colonna 1 (Operazioni con applicazione del reverse charge), VE37 colonna 1 (Operazioni effettuate nell’anno ma con imposta esigibile in anni successivi) e VE39 (Operazioni effettuate in anni precedenti ma con imposta esigibile nell’anno oggetto di comunicazione) della dichiarazione IVA;
– importo della somma delle operazioni relative a: cessioni di beni e prestazioni di servizi comunicate dai clienti soggetti passivi IVA; cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti di consumatori finali, comunicate dal contribuente stesso con lo “spesometro”;
– ammontare delle operazioni attive che non risulterebbero riportate nella dichiarazione IVA;
– dati identificativi dei clienti soggetti passivi IVA e consumatori finali;
– ammontare degli acquisti comunicati dai clienti soggetti passivi IVA;
– ammontare delle cessioni e prestazioni effettuate verso i consumatori finali comunicate dal contribuente stesso.
Il contribuente può, anche avvalendosi di un intermediario incaricato della trasmissione delle dichiarazioni chiedere informazioni all’Agenzia delle Entrate e segnalare eventuali elementi, fatti e circostanze non conosciute dall’Agenzia delle Entrate.
Da ultimo, il contribuente che intenda regolarizzare errori oppure omissioni può avvalersi dell’istituto del ravvedimento operoso.
La regolarizzazione è ammessa anche se la violazione è già stata constatata ovvero se sono iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di controllo, di cui il soggetto abbia avuto formale conoscenza, salvo che sia avvenuta la notifica di un atto di liquidazione, di irrogazione delle sanzioni o, in generale, di accertamento oppure sia stata ricevuta una comunicazione di irregolarità o l’esito del controllo formale.