Definizione dei processi verbale di constatazione

L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alla definizione dei PVC con la recente circolare n. 7 del 9/4/2019.

Ai fini della definizione in parola è necessario, innanzitutto, che vi sia un verbale consegnato al contribuente entro la data del 24/10/2018, emesso dalla Guardia di Finanza o dall’Agenzia delle Entrate, ed è altresì necessaria l’accettazione integrale dei rilievi; la convenienza della definizione consiste nello stralcio delle sanzioni irrogabili e degli interessi.

L’adesione alla sanatoria comporta la presentazione, entro il prossimo 31/5/2019, di una dichiarazione integrativa relativa all’imposta di riferimento (quindi modello UNICO/REDDITI, IVA, IRAP, 770) e l’effettuazione del versamento di tutte le somme o della prima rata; a tal proposito l’Agenzia delle Entrate ha già istituito i relativi codici tributo

Si evidenzia che l’avviso di accertamento o l’invito all’adesione notificati entro il 24/10/2018 precludono la definizione.

Per quanto riguarda le violazioni definibili, a parere dell’Agenzia delle Entrate, risultano definibili le sole violazioni che danno luogo a sanzioni contestate unitamente all’accertamento, rimanendo escluse le violazioni che danno luogo a liquidazione automatica ed a controllo formale della dichiarazione.

Sono oggetto di definizione le annualità per le quali non è intervenuta la decadenza alla data del 31/12/2018.

Il contribuente può scegliere quante e quali annualità definire, ma, all’interno dell’annualità che si intende definire, è necessario procedere alla definizione per tutte le violazioni constatate per ogni tributo.

Se c’è stato un accertamento relativamente ad un tributo o ad una annualità oggetto del verbale, il contribuente può definire tributi ed annualità non raggiunte da accertamento.

Per quanto riguarda l’aspetto dichiarativo, al fine di consentire l’abbinamento con il verbale, la dichiarazione va presentata barrando la casella “Correttiva nei termini”.

Occorre integrare la dichiarazione originariamente presentata con i maggiori imponibili e/o le maggiori imposte, tenendo sempre in considerazione le deduzioni dal reddito e le detrazioni d’imposta.

Se emerge un minor credito, è necessario ridurne l’entità anche nelle dichiarazioni successive, ravvedendo la violazione da dichiarazione inesatta. Ove il verbale evidenzi una minor perdita, è necessario presentare, sempre entro il 31/5/2019 e barrando la casella “Correttiva nei termini”, le dichiarazioni degli anni successivi ove la perdita è stata utilizzata a scomputo dei maggiori imponibili.

Definizione delle liti pendenti

Con la recente circolare n. 6 del 1/4/2019 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito diversi aspetti concernenti la definizione delle liti pendenti, il cui termine per il pagamento del dovuto, o della prima rata, e per la presentazione di apposita domanda scadrà il prossimo 31/5/2019, salvo proroghe.

Rientrano nella definizione i giudizi relativamente ai quali il ricorso introduttivo di primo grado è stato notificato entro il 24/10/2018.

A tale data il processo doveva essere pendente, per cui non dovevano essere decorsi i termini per l’appello, il ricorso per Cassazione o per la riassunzione in rinvio. Si rammenta che I suddetti termini sono sospesi per nove mesi, se scadono dal 24/10/2018 al 31/7/2019.

La pendenza della lite deve sussistere anche nel momento di presentazione della domanda di definizione.

I processi definibili sono quelli tributari in cui è controparte l’Agenzia delle Entrate; se il ricorso è stato notificato solo al concessionario della riscossione, la lite non è definibile.

La definizione ha ad oggetto solo gli atti impositivi, rimanendo esclusi gli avvisi di liquidazione e i ruoli derivanti da omesso versamento di tributi dichiarati.

Appare esclusa dalla definizione anche la lite su sole sanzioni da omesso versamento di imposte dichiarate, trattandosi di atto di riscossione.

Per quanto riguarda il costo della definizione:

– se l’Agenzia delle Entrate è rimasta soccombente in primo grado, è dovuto il 40% delle imposte, con stralcio di sanzioni e interessi;

– se l’Agenzia delle Entrate è rimasta soccombente in secondo grado, è dovuto il 15% delle imposte con stralcio di sanzioni e interessi;

– se c’è stata soccombenza del contribuente, sono dovute tutte le imposte, con stralcio di sanzioni e interessi;

– se il processo è iscritto nel primo grado di giudizio, è dovuto il 90% delle imposte, ma è necessario che la costituzione in giudizio sia avvenuta entro il 24/10/2018;

– se, al 24/10/2018, il processo pendeva in sede di rinvio oppure erano pendenti i termini per la riassunzione, è dovuto il 90% delle imposte;

– se il contribuente è stato vincitore in tutti i gradi di merito e, al 19/12/2018, il processo pende in Cassazione, si ha lo stralcio del 95% delle imposte, ma è necessario che vi sia stata l’integrale soccombenza dell’Agenzia delle Entrate in tutti i pregressi gradi di giudizio.

Se oggetto di lite è un accertamento su perdite d’impresa, viene concessa la possibilità di definizione affrancando la perdita, cioè pagando l’imposta virtuale in base alle percentuali indicate.

Ove la lite riguardi solo sanzioni non collegate al tributo, la definizione si perfeziona con il pagamento del 15% se il contribuente ha vinto il ricorso al 24/10/2018, con il pagamento del 40% negli altri casi. Se si tratta di sanzione collegata al tributo, la definizione non comporta alcun versamento se il tributo è definito per essere, ad esempio, stato pagato in autoliquidazione.

Nuovi assetti societari

La maggior parte delle norme del Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza entra in vigore decorsi 18 mesi dalla data di pubblicazione in G.U. del D.Lgs. n. 14/2019 e, pertanto, dal 15/8/2020.

Tuttavia gran parte delle novità in materia di diritto societario sono entrate in vigore dopo trenta giorni dalla pubblicazione in G.U. del Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza, vale a dire dal 16/3/2019.

Sono già in vigore le novità in materia di:

  • responsabilità verso i creditori sociali nelle srl;
  • assetti organizzativi delle società;
  • quantificazione del danno in caso di indebita prosecuzione dell’attività sociale;
  • denuncia al Tribunale nelle srl;
  • nomina obbligatoria dell’organo di controllo o del revisore legale nelle srl.

Una delle più importanti novità riguarda la modifica dell’art. 2086 del codice civile.

A decorrere dal 16/3/2019 il nuovo secondo comma dell’art. 2086 c.c. impone all’imprenditore, che opera in forma societaria o collettiva, di:
– istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale;
– attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale.
Risulta pertanto necessario:
– individuare le funzioni interne necessarie alla produzione dei beni e servizi che si intendono porre sul mercato, facendo in modo che la struttura sia efficiente e che garantisca un adeguato flusso informativo tra le varie aree per un continuativo monitoraggio;
– supportare l’assetto organizzativo con uno contabile e amministrativo capace di effettuare un puntuale controllo sulla gestione mediante una corretta pianificazione aziendale ed una costante analisi degli scostamenti.
Nell’ambito del suddetto contesto, l’organo di controllo, che risulta ampliato in conseguenza dei nuovi parametri indicati nell’art. 2477 del codice civile, è chiamato a verificare l’attività degli amministratori in materia di implementazione e valutazione degli assetti organizzativi e a segnalare gli indizi di crisi eventualmente emersi nella sua attività di controllo, chiedendo notizie sulle attività poste in essere per porvi rimedio e vigilando sulla loro concreta attuazione.

Note di variazione in diminuzione e termine ultimo per la loro emissione

Con un recente chiarimento (risposta interpello n. 55 del 14/2/2019) l’Agenzia delle Entrate ha affermato che la mancata emissione di una nota di variazione in diminuzione ai sensi dell’art. 26 del DPR 633/72 nei termini previsti pregiudica il recupero dell’IVA, anche nel caso di procedura concorsuale o esecutiva.

Risulta pertanto necessario, al fine di evitare la suddetta conseguenza, conoscere la data che attesta l’infruttuosità della procedura, in quanto costituisce il momento a partire dal quale è possibile operare la variazione in diminuzione.

Si rammenta che la nota deve essere emessa entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA relativa all’anno in cui si è manifestato il presupposto che consente la variazione; a tal fine, in vista dell’imminente scadenza del termine di presentazione della dichiarazione IVA, è opportuno monitorare le procedure chiuse nel 2018, provvedendo a emettere la relativa nota di variazione.

Vale la pena di evidenziare che se la nota di variazione non viene emessa entro tale termine, non è ammesso il recupero dell’IVA assolta mediante presentazione di una dichiarazione IVA integrativa a favore.

L’Agenzia delle Entrate ricorda poi quali sono i termini a partire dai quali è possibile emettere la nota di variazione nel caso di procedure concorsuali.

Si ricorda infine che, con la dichiarazione IVA 2019, si possono recuperare anche i crediti derivanti da procedure concluse nel 2016, a condizione che la variazione, per la quale non opera il limite annuale previsto dall’art. 26, sia eseguita entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA.

Nota integrativa e nuove informazioni da fornire

La legge annuale per il mercato e la concorrenza (L. 124/2017) ha introdotto una disciplina sulla trasparenza delle erogazioni pubbliche e la formulazione delle nuove norme ha sollevato, da subito, problemi interpretativi e applicativi, a causa soprattutto della scarsa chiarezza.
Assonime, con una circolare del 22/2/2019, ha analizzato la suddetta nuova disciplina.
Gli obblighi previsti dalla L. 124/2017 riguardano enti non commerciali e imprese.
Enti non commerciali
Le associazioni di protezione ambientale, le associazioni dei consumatori, le associazioni, le ONLUS e le fondazioni, che intrattengono rapporti economici con le Pubbliche amministrazioni, con i soggetti ad esse assimilati, con società controllate da Pubbliche amministrazioni, comprese le società quotate e le società da loro partecipate, e con società in partecipazione pubblica, comprese le società quotate e le società da loro partecipate, devono pubblicare, entro il 28 febbraio di ogni anno, nei propri siti o portali digitali, le informazioni relative a sovvenzioni, contributi, incarichi retribuiti e comunque quelle relative a vantaggi economici di qualunque genere ricevuti dalle pubbliche amministrazioni nell’anno precedente.
Imprese
Le imprese che ricevono sovvenzioni, contributi, incarichi retribuiti e comunque vantaggi economici di qualunque genere dalle Pubbliche amministrazioni e dai soggetti ad esse assimilati devono pubblicare tali importi nella Nota integrativa del bilancio d’esercizio e del bilancio consolidato, ove esistente.
Gli obblighi di pubblicazione sopra indicati non sussistono se gli importi ricevuti sono inferiori a 10.000 euro nel periodo considerato.
A parere di Assonime tale soglia va riferita al totale dei vantaggi economici che il beneficiario ha ricevuto da un medesimo soggetto erogante nel periodo di riferimento, a prescindere dal numero di atti con i quali il beneficio è stato erogato.
Si precisa che, in seguito al recente c.d. decreto semplificazione (DL 135/2018, convertito in L. 12/2019), viene stabilito che, “per gli aiuti di Stato e gli aiuti de minimis contenuti nel Registro nazionale degli aiuti di Stato”, la registrazione degli aiuti individuali nel predetto sistema sostituisce gli obblighi di pubblicazione posti a carico delle imprese beneficiarie, a condizione che venga dichiarata nella Nota integrativa del bilancio l’esistenza di aiuti oggetto di obbligo di pubblicazione nell’ambito del Registro nazionale degli aiuti di Stato.
Pertanto, in seguito a tale recente novità normativa, le imprese non dovranno più indicare nella Nota integrativa l’entità dei singoli aiuti, ma solo dichiararne l’esistenza, rinviando per i dettagli all’apposito Registro.
Costituiscono oggetto dell’obbligo di pubblicità gli importi percepiti a decorrere dal 1/1/2018.
Per quanto riguarda gli enti non commerciali, l’obbligo di pubblicazione doveva essere adempiuto entro il 28/2/2019, mentre per le imprese con esercizio sociale coincidente con l’anno solare gli obblighi vanno rispettati a partire dal bilancio relativo all’esercizio 2018.
Per quanto riguarda l’aspetto oggettivo, Assonime ritiene che, con riferimento alle imprese:
– la nuova disciplina dovrebbe applicarsi solo alle attribuzioni che rientrano nel novero dei vantaggi economici e/o liberalità e non alle somme ricevute come corrispettivo di lavori pubblici, servizi e forniture e che il riferimento agli “incarichi retribuiti” andrebbe inteso come rivolto esclusivamente a eventuali incarichi che esulino dall’esercizio tipico dell’attività dell’impresa;
– vanno esclusi dall’obbligo di pubblicazione le misure generali fruibili da tutte le imprese e che rientrano nella struttura generale del sistema di riferimento definito dallo Stato, nonché i vantaggi economici che, pur rientrando nella categoria dei vantaggi selettivi, sono ricevuti in applicazione di un regime di aiuti, cioè sono accessibili a tutte le imprese che soddisfano determinate condizioni, sulla base di criteri generali predeterminati.
Assonime ritiene poi che la disciplina riguardi esclusivamente le risorse pubbliche nazionali, restando escluse quelle riconducibili a soggetti pubblici di altri Stati e alle istituzioni europee.
L’inosservanza dell’obbligo di pubblicazione da parte delle imprese “comporta la restituzione delle somme ai soggetti eroganti entro tre mesi“.

Riforma delle procedure concorsuali

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Legislativo n. 14/2019, attuativo della Legge n. 155/2017, è entrato in vigore il nuovo Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza che ha riformato le norme riguardanti le procedure concorsuali.

La nuova disciplina entrerà in vigore decorsi diciotto mesi dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, vale a dire il 15/8/2020.

Vi sono tuttavia alcune norme che invece entrano in vigore il 16/3/2019, decorsi 30 giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, come indicato nell’art. 389 del D.Lgs. 14/2019 e si tratta:

– della disciplina sulla competenza territoriale per le procedure di regolazione della crisi e dell’insolvenza, che viene individuata in relazione al centro degli interessi principali del debitore, come previsto dagli artt. 27 comma 1 e 350;

– delle norme sull’istituzione e funzionamento dell’Albo degli incaricati all’esercizio delle funzioni di gestione e di controllo, come indicato dagli artt. 356 e 357;

– della disciplina sull’area web riservata per le notifiche non andate a buon fine, come previsto dall’art. art. 359;

– delle norme sulla certificazione dei debiti tributari e dei debiti contributivi e per premi assicurativi, come risulta dagli artt. 363 e 364;

– delle norme in materia di diritto societario, tra le quali quelle che prevedono i nuovi assetti organizzativi societari funzionali anche alla rilevazione tempestiva della crisi, come indicato dagli artt. 375, 377 – 379;

– delle disposizioni concernenti le garanzie in favore degli acquirenti di immobili da costruire, come risulta dagli artt. 385 – 388.

Tuttavia, la maggior parte delle novità introdotte dal nuovo Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza entreranno in vigore dal 15/8/2020.

Le principali novità che entreranno in vigore da tale data sono:

– le nuove definizioni indicate dall’art. 2 quali, ad esempio, la nozione di crisi, di insolvenza, di impresa minore, di gruppo di imprese;

– la procedura di allerta, gli indicatori della crisi e gli indici significativi, necessari per intercettare tempestivamente la crisi e per intervenire prima che la stessa sfoci in insolvenza;

– le misure premiali per l’imprenditore che segnali tempestivamente la crisi;

– la procedura di composizione della crisi e l’istituzione dei nuovi organismi di composizione istituiti presso le Camere di Commercio;

– l’introduzione di nuovi istituti di composizione della crisi, come il concordato minore per i piccoli imprenditori e professionisti;

– la nuova disciplina del concordato preventivo in continuità diretta e indiretta;

– la nuova disciplina della liquidazione giudiziale, che sostituisce la procedura fallimentare, con estensione dei poteri del curatore;

– la nuova disciplina del concordato e della liquidazione giudiziale del gruppo di imprese.

E’ prevista, infine, una disciplina transitoria, all’art. 390, secondo la quale i ricorsi per dichiarazione di fallimento e le proposte di concordato fallimentare, i ricorsi per l’omologazione degli accordi di ristrutturazione, per l’apertura del concordato preventivo, per l’accertamento dello stato di insolvenza delle imprese soggette a liquidazione coatta amministrativa e le domande di accesso alle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento, depositati prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. 14/2019, vale a dire fino al 14/8/2020, sono soggetti alla previgente disciplina.

Di proroga in proroga

Con l’ennesimo comunicato stampa diramato il 27/2/2019 il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso noto che è alla firma il DPCM che dispone le seguenti proroghe:
– al 30 aprile 2019 il termine del 28 febbraio 2019 per trasmettere la comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute (cd. “spesometro”) relative al terzo e al quarto trimestre 2018 ovvero, per chi ha optato per l’invio con periodicità semestrale, al secondo semestre 2018;
– al 30 aprile 2019 il termine per la trasmissione all’Agenzia delle entrate dei dati relativi alle operazioni effettuate e ricevute, nei mesi di gennaio e febbraio 2019, verso e da soggetti non stabiliti in Italia, salvo quelle per le quali è stata emessa bolletta doganale o fattura elettronica (cd. “esterometro”);
– al 10 aprile 2019 il termine per l’invio delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche Iva relative al quarto trimestre 2018;
– al 16 maggio 2019, con la maggiorazione dello 0,40% mensile a titolo di interesse corrispettivo, il termine del 16 aprile 2019 per il versamento dell’Iva relativa ai primi tre mesi del 2019 da parte dei soggetti passivi che, tramite l’uso di interfacce elettroniche, facilitano le vendite a distanza di telefoni cellulari, console da gioco, tablet pc e laptop;
– al 31 maggio 2019 il termine per la trasmissione all’Agenzia delle entrate dei dati relativi alle operazioni dei mesi di marzo e aprile 2019, rientranti nell’ambito applicativo dell’“esterometro”, da parte dei soggetti passivi che, tramite l’uso di interfacce elettroniche, facilitano le vendite a distanza di telefoni cellulari, console da gioco, tablet pc e laptop.
Inoltre, sempre in data 27/2/2019, l’Agenzia delle Entrate ha emanato un ulteriore provvedimento con il quale viene disposta la proroga all’8/3/2019, in luogo del 28/2/2019, del termine entro cui gli amministratori di condominio devono trasmettere all’Agenzia delle Entrate la comunicazione dei dati relativi alle spese sostenute nell’anno 2018 dal condominio, con riferimento:
– agli interventi di recupero edilizio effettuati sulle parti comuni condominiali;
– agli interventi di riqualificazione energetica sulle parti comuni condominiali;
– all’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici finalizzati all’arredo delle parti comuni dell’immobile oggetto di ristrutturazione.
La concessione di tutte queste proroghe che arrivano al limite delle scadenze originarie, annunciate mediante comunicati rendono assai ardua la vita dei protagonisti della vita fiscale e soprattutto quella dei professionisti tant’è che alcune sigle sindacali dei commercialisti hanno manifestato l’intenzione di indire uno sciopero della categoria per fine aprile prossimo.

Nuovi obblighi per gli organi di controllo

Il nuovo Codice della crisi d’impresa (D. Lgs. 14/2019) è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale in data 14/2/2019 ed entrerà in vigore decorsi diciotto mesi dalla data della sua pubblicazione in Gazzetta, ad eccezione di alcune disposizioni che entreranno in vigore dal trentesimo giorno successivo alla pubblicazione.
Tra le principali novità riguardanti amministratori e sindaci che saranno applicabili dal trentesimo giorno successivo alla pubblicazione vi sono nuovi obblighi in capo agli organi di controllo societari, al revisore contabile e alla società di revisione.
I suddetti soggetti sono ora tenuti a:
– verificare che l’organo amministrativo monitori costantemente l’adeguatezza dell’assetto organizzativo dell’impresa, il suo equilibrio economico-finanziario e il prevedibile andamento della gestione;
– segnalare immediatamente allo stesso organo amministrativo l’eventuale esistenza di fondati indizi della crisi. Qualora l’impresa non adotti adeguati rimedi successivamente alla segnalazione giunta dall’organo di controllo, quest’ultimo sarà tenuto ad attivare la procedura di allerta “esterna”, attraverso una segnalazione all’organismo di composizione della crisi d’impresa. Si evidenzia che la tempestiva segnalazione all’organismo di composizione della crisi rappresenta una causa di esonero dalla responsabilità solidale degli organi di controllo.
Vi sono poi alcune misure premiali a favore degli imprenditori che di propria iniziativa presentino tempestivamente un’istanza di composizione assistita della crisi all’organismo di composizione, oppure direttamente la domanda di ammissione ad una delle procedure giudiziali di regolazione della crisi o dell’insolvenza.
Tali misure premiali sono le seguenti:
– riduzione alla misura legale degli interessi che maturano sui debiti fiscali dell’impresa durante la procedura di composizione assistita della crisi e fino alla sua conclusione;
– riduzione alla misura minima delle sanzioni tributarie per le quali è prevista l’applicazione in misura ridotta in caso di pagamento entro un determinato termine, quando il termine per il pagamento scade dopo la presentazione dell’istanza all’organismo per la ricerca di una soluzione concordata della crisi dell’impresa;
– riduzione della metà, nell’ambito dell’eventuale procedura concorsuale, di tutte le sanzioni e gli interessi sui debiti tributari oggetto della procedura di composizione assistita della crisi;
– possibilità di ottenere una proroga del termine fissato dal giudice per il deposito della proposta di concordato preventivo o dell’accordo di ristrutturazione dei debiti, salvo che l’organismo di composizione della crisi non abbia dato notizia di insolvenza al P.M.;
– inammissibilità della proposta di concordato preventivo in continuità aziendale concorrente in tutti i casi in cui si attesta che la proposta del debitore assicura il soddisfacimento dei creditori chirografari in misura non inferiore al 20 per cento dell’ammontare complessivo dei crediti;
– non punibilità penale per tutti i reati di bancarotta, per fatti antecedenti l’assunzione tempestiva dell’iniziativa e sempreché il danno sia di speciale tenuità;
– previsione – ai fini penali – di una circostanza attenuante qualora il danno non sia di speciale tenuità, ma comunque di ammontare non superiore a 2 milioni di euro e risulti all’atto dell’apertura della procedura concorsuale un attivo inventariato o offerto ai creditori che consenta il soddisfacimento di almeno un 1/5 dell’ammontare dei crediti chirografari.
E’ stato inoltre riformulato l’art. 2477 del codice civile che modifica i presupposti in presenza dei quali sarà obbligatoria la nomina dell’organo di controllo o del revisore nelle società a responsabilità limitata.
Tale adempimento, in particolare, sarà necessario qualora la società sia tenuta alla redazione del bilancio consolidato o controlli una società obbligata alla revisione legale dei conti o abbia superato per due esercizi consecutivi almeno uno dei seguenti limiti:
– totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 2 milioni di euro;
– ricavi delle vendite e delle prestazioni: 2 milioni di euro;
– dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 10 unità.
L’obbligo di cui al presente punto cessa quando, per tre esercizi consecutivi, non sia stato superato alcuno dei suddetti limiti.
Le società cui si applicano tali nuove norme hanno nove mesi di tempo dall’entrata in vigore delle stesse per adeguare, ove necessario, l’atto costitutivo o lo statuto. Le nuove norme entreranno in vigore, come previsto nelle norme transitorie e finali di cui all’art. 389, il trentesimo giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e quindi dal 16 marzo 2019.

Chiarimenti sul regime forfetario

L’Agenzia delle Entrate, nel corso del recente Telefisco, ha fornito alcuni chiarimenti sul regime forfetario riguardanti, in particolare, il passaggio tra regimi, il possesso di partecipazioni in società a responsabilità limitata ed il superamento della soglia di ricavi e compensi di euro 65.000.
PASSAGGIO TRA REGIMI
Il contribuente che ha optato per il regime di contabilità ordinaria può applicare il regime agevolato dal 2019, nel caso in cui abbia i requisiti necessari, in quanto il vincolo triennale derivante dall’opzione viene meno.
Per il contribuente in regime di contabilità semplificata, invece, il passaggio al regime forfetario può avvenire a prescindere dal decorso del triennio di durata dell’opzione in quanto “il contribuente passa da un regime naturale ad altro regime naturale”.
POSSESSO DI PARTECIPAZIONI IN SRL
Una delle cause di esclusione dal regime forfetario è il controllo di una società a responsabilità limitata che esercita attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte in forma individuale.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, per accedere al regime agevolato dal 2019, è necessario che la partecipazione di controllo sia stata ceduta entro il 31/12/2018, dovendosi rimuovere tale causa ostativa nell’anno precedente a quello di applicazione del regime.
SUPERAMENTO DELLA SOGLIA DI RICAVI E COMPENSI
Nel caso di superamento della soglia di ricavi e compensi di euro 65.000, è stato confermato che tale situazione determina la fuoriuscita dal regime a decorrere dall’anno successivo e indipendentemente dalla misura dello sforamento.

Sanzioni per tardiva emissione fattura elettronica

Nel recente Telefisco è stato chiarito che la riduzione della sanzione prevista nel periodo transitorio nel caso in cui la fattura elettronica sia trasmessa entro il termine per la liquidazione periodica successiva a quella di riferimento, non si applica in relazione all’eventuale tardivo versamento dell’imposta dovuta.
Nel periodo transitorio del primo semestre 2019, esteso, per i soggetti passivi IVA mensili sino al 30/9/2019, pur restando ferme le attuali disposizioni che prevedono che la fattura immediata debba essere emessa entro le ore 24 del giorno di effettuazione dell’operazione, vengono azzerate o ridotte le sanzioni, nell’ipotesi in cui la trasmissione, pur tardiva, sia eseguita entro i termini, rispettivamente, della liquidazione periodica di riferimento o di quella successiva.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito a Telefisco che nell’ipotesi in cui un’operazione sia effettuata da un soggetto passivo IVA “mensile” il 21/2/2019 e il documento venga trasmesso al Sistema di Interscambio il 13/4/2019, vale a dire oltre il termine per la liquidazione periodica di febbraio, ma entro quella successiva, la disposizione agevolativa relativa alla riduzione delle sanzioni è applicabile esclusivamente sulle sanzioni relative alla tardiva emissione della fattura, ma non a quelle previste per l’omesso versamento dell’imposta. Naturalmente in tale fattispecie resta la possibilità di ricorrere al ravvedimento operoso.
La ratio della riduzione delle sanzioni nel periodo transitorio è connessa, infatti, con l’intento di non differire l’entrata in vigore della fatturazione elettronica, riducendo gli effetti dei possibili ritardi di trasmissione conseguenti a problematiche tecniche. Per tale motivo essa non può avere influenza sui termini di versamento che restano ancorati all’esigibilità dell’imposta.
In sostanza, quindi, il soggetto passivo dovrebbe generare la fattura nel momento in cui la cessione di beni o la prestazione di servizi si considera effettuata, inserendo tale data all’interno del file fattura, come già chiarito dall’Agenzia delle Entrate in altra occasione.
Se, per qualsiasi motivo, la fattura venisse trasmessa, oppure emessa, successivamente, seppur entro i termini sopra descritti, si renderebbe applicabile l’azzeramento o l’attenuazione delle sanzioni per effetto delle disposizioni previste dall’art. 10 del DL 119/2018.
Lo stesso soggetto passivo, pur non avendo ancora trasmesso il documento, dovrebbe peraltro considerare che, in seguito all’effettuazione dell’operazione, l’imposta risulta esigibile e, quindi, deve essere computata nella liquidazione periodica di riferimento.
Da un punto di vista pratico ciò potrebbe comportare la conseguenza che, al fine di prevenire l’applicazione delle sanzioni, il soggetto passivo verserebbe l’imposta in anticipo rispetto alla data di trasmissione della fattura.
L’impostazione fornita dall’Amministrazione finanziaria spinge ad emettere, e trasmettere, la fattura elettronica entro i termini della liquidazione periodica cui si riferisce l’operazione; in caso contrario, infatti, si dovrebbe fare ricorso al ravvedimento operoso, applicando differentemente la sanzione per il ritardo di emissione rispetto a quella per l’omesso versamento.