Novità IVA del decreto fiscale – parte seconda

Prosegue la disamina delle novità introdotte dal DL 119/2018, entrato in vigore il 24/10/2018, che riguardano sia il comparto IVA che il nuovo obbligo di fatturazione elettronica.
In sintesi, le novità sono le seguenti.
5. IMPUTAZIONE DELL’IMPOSTA DETRAIBILE NELLE LIQUIDAZIONI IVA (ART. 14)
Specularmente a quanto previsto per la registrazione delle fatture emesse, anche l’im¬posta relativa ai documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione può essere computata in detrazione entro il termine previsto per la liquidazione periodica relativa al mese di effettuazione.
Tale disposizione non si applica per le fatture di acquisto relative ad operazioni effettuate nell’anno precedente.
6. OBBLIGO DI TRASMISSIONE TELEMATICA DEI CORRISPETTIVI (ART. 17, CO. 1)
Per i commercianti al minuto viene introdotto l’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri all’Agenzia delle Entrate.
Tale obbligo decorre dal 1/1/2020 per la generalità dei soggetti passivi IVA che esercitano attività di commercio al minuto e dal 1/7/2019 per i commercianti al minuto con volume d’affari superiore a 400.000 euro.

7. SEMPLIFICAZIONI PER IMPRESE MINORI (ART. 17, CO. 2)
Con decorrenza dal 1/1/2020 viene disposto che i soggetti in contabilità semplificata che si avvalgono del programma di assistenza dell’Agenzia delle Entrate, e che in ragione di ciò sono esonerati dalla tenuta dei registri IVA, non sono esonerati dalla tenuta del registro degli incassi e dei pagamenti.
Inoltre, viene specificato che per tali soggetti l’obbligo di tenuta dei registri IVA permane se essi hanno optato per il metodo delle registrazioni IVA di cui all’art. 18 comma 5 del DPR 600/73.

Novità IVA del decreto fiscale – parte prima

Numerose e rilevanti sono le novità introdotte dal DL 119/2018, entrato in vigore il 24/10/2018, che riguardano sia il comparto IVA che il nuovo obbligo di fatturazione elettronica.
In sintesi, le novità sono le seguenti.
1. FATTURAZIONE ELETTRONICA (ART. 10)
Per venire incontro alle richieste degli operatori economici e dei professionisti viene previsto che, limitatamente al primo semestre 2019, in caso di emissione tardiva della fattura:
• non vi l’applicazione di sanzioni se la fattura viene emessa entro il termine previsto per la liquidazione IVA relativa al periodo di effettuazione dell’operazione;
• nel caso in cui la fattura viene emessa oltre il termine previsto per la liquidazione IVA del periodo di effettuazione, ma comunque entro il termine previsto per la liquidazione del periodo successivo, la sanzione è ridotta dell’80%.

2. MODIFICA DEL TERMINE DI EMISSIONE DELLA FATTURA (ART. 11)
A decorrere dal 1/7/2019 la fattura potrà essere emessa entro dieci giorni dall’effettuazione dell’o¬pe-razione; in tal caso occorrerà indicare in fattura la data, diversa da quella di emissione della fattura, di effettuazione della cessione di beni/prestazione di servizi ovvero di quella in cui è corrisposto il corrispettivo in tutto o in parte.

3. MODIFICA DEI TERMINI DI REGISTRAZIONE DELLE FATTURE EMESSE (ART. 12)
Le fatture emesse devono essere annotate entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, con riferimento al medesimo mese, e non più entro 15 giorni dall’emissione della fattura.
Resta ferma l’eccezione prevista per le fatture relative alle cessioni di beni effettuate dal ces¬¬sionario nei confronti di un soggetto terzo per il tramite del proprio cedente, le quali devono essere registrate “entro il giorno 15 del mese successivo a quello di emissione, con riferimento al medesimo mese”.
4. NUMERAZIONE DELLE FATTURE D’ACQUISTO (ART. 13)
Viene abolito l’obbligo di numerazione progressiva delle fatture d’acquisto e delle bollette doganali ricevute.

Deleghe agli intermediari per i servizi di fatturazione elettronica

Con un recente provvedimento l’Agenzia delle Entrate (provv. 291241/2018) ha approvato le nuove modalità di conferimento delle deleghe e revoche all’utilizzo dei servizi di fatturazione elettronica
La novità più importante consiste nella possibilità di delegare un intermediario il quale dovrà provvedere ad inviare all’Amministrazione finanziaria, entro 90 giorni dalla data di sottoscrizione dello modulo ricevuto dal cliente, i “dati essenziali” ai fini dell’attivazione dei servizi di fatturazione elettronica.
L’invio potrà essere “massivo“, nel caso in cui siano conferite più deleghe, opuntuale“, per l’attivazione di una singola delega.
Il primo servizio è attivo dal 5/11/2018, mentre il secondo sarà disponibile dalla fine del corrente mese.
In entrambi ii casi le deleghe saranno attivate in seguito alla verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate della presenza di “elementi di riscontro”, contenuti nella comunicazione telematica inviata dall’intermediario, presenti nella dichiarazione IVA del delegante dell’anno precedente; tale elementi sono il volume d’affari, nonché l’ammontare dell’IVA a debito/a credito.
Un’ulteriore possibilità di conferimento di delega, nel caso in cui il delegante non abbia presentato la dichiarazione IVA, consente agli intermediari di poter predisporre un file contenente le copie delle deleghe sottoscritte dai deleganti e i relativi documenti d’identità, un prospetto in cui sono indicati gli elementi essenziali delle deleghe conferite e una dichiarazione sostitutiva nella quale viene attestato, fra l’altro, di avere ricevuto specifica procura alla presentazione dei moduli.
Un elemento di criticità della procedura si riferisce al fatto che gli intermediari delegati dovranno numerare i documenti acquisiti e annotarli giornalmente in apposito registro cronologico, registrando la data della delega, il codice fiscale, i dati anagrafici del delegante e gli estremi del documento di identità di quest’ultimo con obbligo di conservazione dei singoli moduli e dei relativi documenti di identità per eventuali controlli.

Condoni e sanatorie ex DL 119/2018 – parte seconda

Prosegue la disamina sintetica delle definizioni introdotte dal DL 119/2019.

7. Definizione delle liti pendenti
Rientrano le liti pendenti in qualsiasi grado del giudizio, anche in Cassazione o in rinvio, relativamente alle quali è parte l’Agenzia delle Entrate ed il ricorso introduttivo sia stato notificato entro il 24/10/2018.
I benefici della definizione sono i seguenti:
– se l’Agenzia delle Entrate è rimasta soccombente in primo grado, si paga il 50% delle imposte;
– se l’Agenzia delle Entrate è rimasta soccombente in secondo grado, si paga il 20% delle imposte;
– negli altri casi occorre pagare tutte le imposte con stralcio di sanzioni e interessi.
Nella soccombenza ripartita va distinta la quota di atto annullata da quella confermata.
Se la lite riguarda esclusivamente sanzioni non collegate al tributo, si paga il 15% delle sanzioni, in caso di vittoria del contribuente, ed il 40% negli altri casi.
Si ha riguardo alle sentenze depositate entro il 24/10/2018.
Per le sanzioni collegate al tributo, se questo è stato definito in altro modo, si ha il totale stralcio della sanzione.
Su istanza del contribuente, il processo è sospeso.
La domanda per la definizione va presentata entro il 31/5/2019.
8. Dichiarazione integrativa speciale
Qualora il contribuente non abbia verifiche fiscali intraprese o atti penali emessi nei suoi confronti, è possibile sanare violazioni fiscali commesse relativamente alle annualità dal 2013 al 2016, inerenti imposte sui redditi, contributi previdenziali, addizionali, sostitutive, ritenute, IVA e IRAP.
Come indicato nell’art. 9 del DL 119, “l’integrazione degli imponibili è ammessa, nel limite di 100.000 euro di imponibile annuo, ai fini delle imposte di cui al precedente periodo e comunque di non oltre il 30 per cento di quanto già dichiarato. Resta fermo il limite complessivo di 100.000 euro di imponibile annuo per cui è possibile l’integrazione ai sensi del presente comma”.
Se l’imponibile in origine dichiarato è minore di 100.000,00 euro, si può integrare sino a 30.000,00 euro, non operando il limite del 30%.
In relazione al maggior imponibile dichiarato, per ciascun periodo d’imposta, verranno calcolate imposte sostitutive determinate applicando:
– un’aliquota del 20% sul maggior imponibile, ai fini delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle imposte sostitutive sui redditi, dei contributi previdenziali e di IRAP;
– un’aliquota del 20% ai fini delle maggiori ritenute;
– un’aliquota media ai fini IVA e, ove non sia possibile determinare l’aliquota media, l’imposta sostitutiva verrà determinata secondo l’aliquota ordinaria.
L’integrativa, per la quale occorre attendere i necessari provvedimenti attuativi, andrà presentata entro il 31/5/2019.
Non possono beneficiare dell’integrativa i contribuenti che non hanno presentato le dichiarazioni fiscali anche solo per uno degli anni dal 2013 al 2016.
Non è possibile sanare le violazioni relative al quadro RW.
La presentazione dell’integrativa provoca una nuova decorrenza dei termini di accertamento, in relazione agli elementi per i quali viene presentata la domanda.
9. Definizione per le ASD e le SSD
Il DL 119/2018 prevede anche una definizione delle pendenze fiscali per ASD e SSD iscritte al CONI che comporta benefici consistenti.
Per la definizione degli accertamenti, si ha uno stralcio del 50% dell’imposta e del 95% delle sanzioni, ma l’IVA va pagata per intero.
Invece, nella definizione delle liti, si ha uno stralcio di imposta e di sanzione parametrato all’andamento del processo, che include l’IVA.
Va pagato:
– il 40% delle imposte, più il 5% di sanzioni/interessi, se il processo pende in primo grado;
– il 10% delle imposte, più il 5% di sanzioni/interessi, se c’è soccombenza dell’Amministrazione finanziaria;
– il 50% delle imposte, più il 10% di sanzioni/interessi, se c’è soccombenza del contribuente.
L’accesso alla definizione è subordinato al fatto che le imposte accertate o in contestazione non siano superiori a 30.000,00 euro, per imposta e per periodo d’imposta.
Se non sussistono detti requisiti, è possibile beneficiare delle altre definizioni.
Nei limiti di 30.000,00 euro complessivi di imponibile annuo, è anche possibile avvalersi dell’integrativa speciale.

Condoni e sanatorie ex DL119/2018 – parte prima

Il 24/10/2018 è entrato in vigore il DL 119/2018 che ha introdotto diverse definizioni delle pendenze tributarie, per la precisione nove tipologie di sanatorie.
In linea generale:
– molte definizioni sono connesse all’entrata in vigore del Decreto Legge;
– è escluso il pagamento tramite compensazione;
– è sempre ammesso il pagamento rateale;
– in nessun caso sono previste coperture penali.
1. Definizione dei processi verbali di constatazione
I PVC consegnati al contribuente o notificati entro il 24/10/2018 possono essere definiti pagando interamente le imposte, con stralcio di sanzioni e interessi; l’agevolazione riguarda imposte sui redditi, contributi previdenziali, ritenute, IVA e IRAP, IVIE/IVAFE.
L’adesione avverrà mediante dichiarazione integrativa da presentare entro il 31/5/2019.
Relativamente ai suddetti verbali, per le annualità sino al 31/12/2015 opera una proroga biennale dei termini di accertamento.
2. Definizione degli accertamenti
Gli avvisi di accertamento, di liquidazione, di recupero dei crediti d’imposta notificati entro il 24/10/2018, non impugnati entro la medesima data e i cui termini di impugnazione sono ancora pendenti, possono essere definiti entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, o, se maggiore, entro il termine di sessanta giorni dalla notifica dell’atto.
Entro il 23/11/2018 va pagata la prima rata o l’intera somma dovuta, con stralcio di sanzioni e interessi.
3. Definizione degli inviti al contraddittorio
Gli inviti al contraddittorio notificati entro il 24/10/2018 possono essere definiti entro trenta giorni.
Entro il 23/11/2018 va pagata la prima rata o l’intera somma dovuta, con stralcio di sanzioni e interessi.
Si deve trattare dei soli inviti strumentali all’adesione, ma non altri atti istruttori (questionari, inviti a comparire, ordini di esibizione, accessi) che, a questi fini, sono irrilevante.
4. Definizione degli accertamenti con adesione
Gli atti di accertamento con adesione sottoscritti entro il 24/10/2018 possono essere definiti entro il 13/11/2018, in quanto opera il termine di venti giorni entro cui le somme, ordinariamente, vanno pagate.
Entro il 13/11/2018 va pagata la prima rata o l’intera somma dovuta, con stralcio di sanzioni e interessi.
5. Rottamazione dei ruoli
Per i carichi affidati dal 2000 al 2017 viene prevista la rottamazione dei ruoli, con beneficio lo stralcio delle sanzioni tributarie/contributive e degli interessi di mora; la relativa domanda va presentata entro il 30/4/2019.
Gli importi possono essere dilazionati in cinque anni, con scadenza della prima o unica rata il 31/7/2019, e rientrano anche i ruoli soggetti a contestazione giudiziale.
I debitori che hanno fruito delle precedenti rottamazioni dei ruoli, con rate in scadenza a luglio, settembre, ottobre 2018, devono, per poter ridilazionare il restante debito in cinque anni, pagare le summenzionate rate entro il 7/12/2018 in unica soluzione ed in tal caso la riammissione opera di diritto senza necessità dell’istanza, con riliquidazione degli importi ad opera di Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Invece, i debitori che non si sono avvalsi delle precedenti rottamazioni, che non hanno pagato le rate relative alla prima rottamazione oppure che non hanno pagato, entro il 31/7/2018, le pregresse rate scadute al 31/12/2016, possono beneficiare della nuova rottamazione senza problemi, inviando la relativa domanda.
Rientrano nella rottamazione unicamente i carichi affidati ad Agenzia delle Entrate-Riscossione e a Riscossione Sicilia SPA, non quelli riscossi in proprio dagli enti creditori o dai concessionari locali.
6. Stralcio automatico dei carichi sino a 1.000,00 euro
Vengono annullati di diritto i debiti di importo residuo di valore sino a 1.000,00 euro consegnati dal 2000 al 2010, affidati ad Agenzia delle Entrate-Riscossione o a Riscossione Sicilia SPA.

Differenze tra operazioni indicate in dichiarazione e quelle contenute negli spesometri

Al fine di stimolare l’assolvimento degli obblighi tributari e favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili l’Agenzia delle Entrate, con un recente provvedimento, ha definito le modalità con le quali mettere a disposizione del contribuente e della Guardia di Finanza le informazioni derivanti dal confronto fra il volume d’affari dichiarato dal contribuente stesso e i dati comunicati da quest’ultimo e dai suoi clienti attraverso lo “spesometro”.
Nei confronti dei contribuenti che, sulla base dei dati dello “spesometro”, appaiono aver omesso, in tutto o in parte, di dichiarare il volume d’affari conseguito, il provvedimento prevede che l’Agenzia delle Entrate trasmetta agli stessi una comunicazione a mezzo PEC o posta ordinaria, qualora l’indirizzo PEC del contribuente non sia attivo oppure non sia registrato nell’Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata.
La comunicazione contiene i seguenti dati:
– codice fiscale, denominazione, cognome e nome del contribuente;
– numero identificativo della comunicazione e anno d’imposta;
– codice atto;
– totale delle operazioni comunicate dai clienti soggetti passivi IVA e di quelle effettuate nei confronti di consumatori finali comunicate dal contribuente stesso;
– modalità attraverso le quali consultare gli elementi informativi di dettaglio relativi all’anomalia riscontrata.
La predetta comunicazione può essere consultata dal contribuente all’interno del suo “cassetto fiscale”, nel quale sono indicati i seguenti dati:
– protocollo identificativo e data d’invio della dichiarazione IVA, per il periodo d’imposta oggetto di comunicazione, nella quale le operazioni attive risultano parzialmente o totalmente omesse;
– somma algebrica dell’ammontare complessivo delle operazioni riportate nei righi VE24 colonna 1 (Totale imponibile), VE31 (Operazioni non imponibili a seguito di dichiarazione d’intento), VE32 (Altre operazioni non imponibili), VE33 (Operazioni esenti), VE35 colonna 1 (Operazioni con applicazione del reverse charge), VE37 colonna 1 (Operazioni effettuate nell’anno ma con imposta esigibile in anni successivi) e VE39 (Operazioni effettuate in anni precedenti ma con imposta esigibile nell’anno oggetto di comunicazione) della dichiarazione IVA;
– importo della somma delle operazioni relative a: cessioni di beni e prestazioni di servizi comunicate dai clienti soggetti passivi IVA; cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti di consumatori finali, comunicate dal contribuente stesso con lo “spesometro”;
– ammontare delle operazioni attive che non risulterebbero riportate nella dichiarazione IVA;
– dati identificativi dei clienti soggetti passivi IVA e consumatori finali;
– ammontare degli acquisti comunicati dai clienti soggetti passivi IVA;
– ammontare delle cessioni e prestazioni effettuate verso i consumatori finali comunicate dal contribuente stesso.
Il contribuente può, anche avvalendosi di un intermediario incaricato della trasmissione delle dichiarazioni chiedere informazioni all’Agenzia delle Entrate e segnalare eventuali elementi, fatti e circostanze non conosciute dall’Agenzia delle Entrate.
Da ultimo, il contribuente che intenda regolarizzare errori oppure omissioni può avvalersi dell’istituto del ravvedimento operoso.
La regolarizzazione è ammessa anche se la violazione è già stata constatata ovvero se sono iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di controllo, di cui il soggetto abbia avuto formale conoscenza, salvo che sia avvenuta la notifica di un atto di liquidazione, di irrogazione delle sanzioni o, in generale, di accertamento oppure sia stata ricevuta una comunicazione di irregolarità o l’esito del controllo formale.

Detassazione delle sopravvenienze nei concordati.

In una recente interrogazione parlamentare il Mef ha fornito un’interessante chiarimento riguardante il trattamento delle sopravvenienze attive nell’ambito dei
piani concordatari con “continuità indiretta” affermando che le sopravvenienze attive sono integralmente detassate se si verifica in capo al cedente/conferente il mancato proseguimento dell’attività di impresa.
L’interrogazione era la seguente: nell’ambito delle procedure concorsuali di concordato con continuità “esterna”, nelle quali la continuazione dell’attività aziendale è operata da un terzo e non direttamente dal debitore, le sopravvenienze attive derivanti dallo stralcio di debiti sono detassate totalmente (come avviene nei concordati preventivi liquidatori – cfr art. 88, comma 4-ter, Tuir) o solo parzialmente (come previsto nei casi di concordato di risanamento)?
La risposta del Mef è stata la seguente: con riguardo ai piani concordatari che prevedono la prosecuzione dell’attività aziendale, la legge fallimentare (art. 186-bis, Regio decreto 267/1942) distingue tra piani concordatari con “continuità interna diretta”, nei quali la prosecuzione dell’attività avviene a opera del debitore e piani concordatari con “continuità esterna o indiretta”, che prevedono la cessione dell’azienda in esercizio ovvero il suo conferimento in una o più società, anche di nuova costituzione. In tali ipotesi, quindi, l’attività prosegue a opera di un soggetto terzo rispetto al debitore.
I piani concordatari con continuità diretta rientrano nel novero di quelli “non liquidatori”, per i quali, dunque, si applica la detassazione parziale delle eventuali sopravvenienze attive derivanti dallo stralcio di debiti.
Per quanto riguarda, invece, i piani concordatari con continuità indiretta, rileva il proseguimento o meno dell’attività d’impresa in capo al cedente/conferente (continuità soggettiva): pertanto, se per effetto del piano, l’imprenditore cessa di essere tale, le eventuali sopravvenienze saranno integralmente detassate, dal momento che non potrà verificarsi l’utilizzo futuro delle perdite pregresse che il legislatore vuole evitare.

Passaggio dal regime semplificato a quello forfettario

La recente risoluzione 64/E dell’Agenzia delle Entrate precisa che il passaggio dal regime semplificato al regime forfettario può avvenire anche prima del triennio previsto dalla legge, purché quest’ultimo regime sia quello naturale per il contribuente.
Pertanto, rispetto al caso di un soggetto che, sin dal 2015, ha optato, mediante comportamento concludente, per il regime di contabilità semplificata, pur avendo i requisiti per utilizzare il regime forfettario, per l’Agenzia delle Entrate tale scelta non vincola alla permanenza triennale nel regime scelto, cioè di contabilità semplificata, trattandosi comunque di un regime naturale proprio dei contribuenti minori.
È quindi possibile transitare dal 2018 dal regime semplificato a quello forfettario “senza dover scontare alcun vincolo triennale di permanenza”.
Parimenti, nessun vincolo deriva dall’opzione per il regime cosiddetto delle registrazioni IVA ai sensi dell’art. 18, comma 5 del DPR 600/73, eventualmente esercitata durante il regime di contabilità semplificata, in quanto il vincolo triennale previsto dalla norma rileva solo “per coloro che scelgono di rimanere nel regime semplificato di cui all’articolo 18, e non anche per coloro che, avendone i requisiti, scelgono di accedere al regime forfettario”.
L’Agenzia rileva che l’opzione può essere esercitata tramite comportamento concludente, ma deve essere comunicata nel quadro VO della dichiarazione IVA.
L’omissione di tale comunicazione costituisce una violazione sanzionabile che il contribuente può sanare mediante il ravvedimento operoso.

Fattura elettronica e detrazione IVA

L’Agenzia delle Entrate ha reso disponibili sul proprio sito nuovi contenuti in tema di fatturazione elettronica e, fra questi, è stata pubblicata una guida pratica contenente alcune interessanti precisazioni relative al processo di invio e ricezione delle fatture.
La guida “La fattura elettronica e i servizi gratuiti dell’Agenzia delle Entrate” si divide in quattro capitoli e richiama:
– la definizione di fattura elettronica;
– i soggetti obbligati ed esonerati dall’obbligo di fatturazione in vigore dall’1/1/2019;
– le modalità per predisporre, inviare, ricevere e conservare le fatture;
– i servizi web e i software dell’Agenzia delle Entrate per la gestione della fatturazione elettronica.
Nello specifico la guida fornisce precisazioni in ordine al processo di trasmissione e ricezione delle fatture.
Una volta predisposta e inviata la fattura, il Sistema di Interscambio controlla la completezza, la correttezza e la coerenza dei dati ivi inseriti. Se i controlli non sono superati, il sistema trasmette una ricevuta di scarto al canale da cui ha ricevuto il documento e mette comunque a disposizione la fattura nell’area di consultazione e monitoraggio.
In caso di scarto, il soggetto ha 5 giorni effettivi per effettuare un nuovo invio con i dati corretti; se il nuovo invio non risulta tempestivo, la fattura si intende omessa.
Lo stesso accade se la fattura viene predisposta in un formato diverso dal formato XML ovvero se viene inviata al cliente senza transitare dal Sistema di Interscambio.
In tali ipotesi, il destinatario della fattura non potrà procedere alla detrazione dell’IVA in quanto la fattura si considera non emessa.
Se la fattura è correttamente trasmessa entro i termini previsti ma non può essere recapitata in quanto, per esempio, la casella PEC indicata per la ricezione risulta piena o il server del canale telematico risulta momentaneamente spento, il SdI invierà al fornitore una “ricevuta di impossibilità di consegna”. Quest’ultimo sarà tenuto a comunicare all’acquirente, mediante i canali ordinari, che la fattura è a disposizione nella sua area riservata.
Per l’esigibilità e la detraibilità dell’IVA è molto importante individuare correttamente la data in cui le fatture risultano emesse e ricevute.
In particolare, per il fornitore la data di esigibilità coinciderà con la data riportata nella fattura tutte le volte in cui il SdI gli avrà inviato una “ricevuta di consegna” o una “ricevuta di impossibilità di consegna”.
Per il cliente la data a partire dalla quale potrà essere detratta l’IVA sarà quella della consegna del documento da parte del SdI. Se la fattura supera i controlli, ma non può essere consegnata per problemi connessi al canale telematico, come sopra indicato, questa data coinciderà con quella di “presa visione” nell’area riservata del portale “Fatture e corrispettivi”.

Restituzione di finanziamenti e postergazione

L’istituto della postergazione è disciplinato dall’art. 2467 del codice civile e la ragione giustificatrice è dipesa dal comportamento del socio che, a conoscenza, o in grado di conoscere, lo stato di crisi finanziaria della società, sostenga comunque la stessa con mezzi non adeguati e quindi non con conferimenti, ma con ulteriore indebitamento della società, che, a sua volta, aggrava lo squilibrio patrimoniale.
L’art. 2467 c.c. tutela pertanto i creditori e ha natura inderogabile in quanto il finanziamento dei soci eseguito in situazioni di sottocapitalizzazione comporta un trasferimento del rischio di impresa dai soci ai creditori sociali.
Tuttavia i finanziamenti effettuati dai soci non vengono riqualificati come apporto di capitale, ma, pur conservando la loro natura di finanziamenti, sottostanno ad una temporanea indisponibilità del credito, in quanto la loro restituzione non deve avvenire in danno dei creditori.
Il meccanismo della postergazione non opera però in ogni situazione, ma solo qualora ricorrano i seguenti presupposti:
– un eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto;
– una situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento.
Tali presupposti si riferiscono a situazioni che denotano un rischio di insolvenza che possono manifestarsi sia in fase di start-up, se la società è sottocapitalizzata (proprio perché i soci hanno preferito finanziarla anziché conferire capitale di rischio) e quindi v’è il pericolo che il rischio di impresa sia trasferito sui terzi creditori, sia in seguito, quando a fronte di perdite i soci, anziché conferire capitale come sarebbe ragionevole, effettuino finanziamenti, aumentando l’indebitamento e concorrendo, quindi, con i creditori terzi, proseguendo l’attività sociale in danno di questi ultimi, che, “normalmente”, in una tale situazione, non sarebbero disponibili ad erogare finanziamenti.
Da ultimo, con l’erogazione del finanziamento si instaura tra il socio e la società un rapporto di natura contrattuale che può essere modificato solo con il consenso di entrambe le parti e non con una delibera assembleare non adottata all’unanimità.
Non appare, dunque, legittima la decisione a maggioranza di una S.r.l. di restituire solo parte del finanziamento erogato dai soci ove la società stessa non provi la sussistenza dei presupposti della postergazione.
Quanto sopra esposto è stato statuito dal Tribunale di Roma con sentenza n. 22844 del 6/12/2017.