Cessione d’azienda e imposta di registro in caso di accollo dei debiti

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 22099 del 31/10/2016, ribadisce che in caso di cessione d’azienda non devono scomputarsi le passività accollate dal cessionario nella determinazione della base imponibile ai fini dell’imposta di registro, in quanto l’accollo configura un metodo di pagamento del corrispettivo.

Si evidenzia che, secondo quanto prevede l’art. 51 del Testo unico dell’imposta di registro, per gli atti che hanno per oggetto aziende o diritti reali su di esse, la base imponibile è costituita dal valore complessivo dei beni che compongono l’azienda, compreso l’avviamento, al netto delle passività risultanti dalle scritture contabili obbligatorie o da atti aventi data certa a norma del codice civile, tranne quelle che l’alienante si sia espressamente impegnato ad estinguere.

Secondo i giudici della Corte di Cassazione, tuttavia, la sopra citata norma deve essere intesa nel senso che, in caso di cessione di azienda, non possono essere considerate passività deducibili i debiti non inerenti all’azienda ceduta, che siano accollati al cessionario.

In tal caso, infatti, l’accollo configura una modalità di pagamento del corrispettivo e non un elemento utile alla definizione del valore dell’azienda.

Novità fiscali per i bilanci

Le novità introdotte dal D.Lgs. 139/2015, recepite nei nuovi principi contabili nazionali, impattano sui bilanci per quanto riguarda la parte fiscale, sia per quanto riguarda l’IRES che l’IRAP.

Si segnalano in particolare le seguenti problematiche:

– vi è l’obbligo di scorporare proventi e oneri finanziari dal valore dei crediti e debiti, derivante dall’applicazione del nuovo criterio del costo ammortizzato;

– è stata eliminata l’area straordinaria del conto economico, con tutto ciò che ne consegue in riferimento alla determinazione dell’IRAP, al calcolo del ROL, nonché alla disciplina delle società non operative;

– vanno rilevati alcuni componenti reddituali direttamente a patrimonio netto, senza imputazione a conto economico.

In mancanza di una espressa norma di coordinamento tra la normativa fiscale e le nuove disposizioni civilistiche, sorgono rilevanti dubbi interpretativi.

Si genererebbe infatti un doppio binario civilistico-fiscale, in quanto, per determinare il reddito imponibile, occorrerebbe fare riferimento alla precedente normativa civilistica e applicare alle fattispecie reddituali così individuate la disciplina tributaria, con evidenti complicazioni di carattere operativo.

Si auspica un intervento legislativo che possa dirimere la questione.

Imprese minori e regime di cassa

La legge di bilancio 2017 ha riformato la disciplina delle imprese minori.

Uno degli aspetti oggetto di pesanti quanto giustificate critiche riguarda il trattamento delle perdite fiscali, le quali si possono dedurre dal reddito complessivo dell’anno in cui si sono formate e nel limite del loro ammontare, ma senza possibilità di riporto dell’eventuale eccedenza nei periodi successivi.

Applicando le nuove regole di determinazione del reddito delle imprese minori, che prevede il passaggio ad un criterio misto di cassa e competenza con eliminazione della valutazione delle rimanenze, si può verificare che il reddito d’impresa può subire notevoli variazioni da un periodo all’altro.

Tale effetto può verificarsi in particolar modo per le imprese che devono fare ingenti approvvigionamenti in certi periodi, a fronte di corrispettivi percepiti successivamente come accade, ad esempio, per le imprese di costruzione edilizia.

In tali situazioni vi è il fondato pericolo che l’impresa, da un lato, non possa dedurre interamente la perdita prodotta in certi periodi, per incapienza del reddito, perdendo la parte non riportabile, e, dall’altro, si trova a dover tassare integralmente i ricavi al momento della percezione.

La suddetta problematica assume caratteri generalizzati per il primo anno in cui si applica il criterio di cassa in cui devono essere dedotte le rimanenze finali del periodo precedente.

Si confida in un intervento legislativo che consenta il riporto dell’eccedenza di perdite nei periodi d’imposta successivi.

Diversamente per alcune tipologie di imprese, come sopra evidenziato, non resta che optare per il più gravoso regime di contabilità ordinaria.