Come ridurre la responsabilità nelle operazioni di split payment

L’ampliamento di nuovi soggetti coinvolti nella procedura di scissione dei pagamenti (cd. split payment) comporta una maggiore responsabilità per i fornitori di tali soggetti in sede di fatturazione delle operazioni.

L’ampiezza e la variabilità dei soggetti che per la prima volta sono stati inclusi nello specifico metodo di liquidazione dell’imposta comporta notevoli difficoltà per la loro individuazione. Infatti, oltre a tutte le pubbliche amministrazioni e gli enti inseriti  in apposito elenco pubblicato entro il 30 settembre di ogni anno, vi sono le società controllate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e dai ministeri, dalle Regioni, Province, Città metropolitane, Comuni e Unioni di comuni, quelle controllate dai soggetti ora citati, le società quotate inserite nel Ftse Mib della Borsa italiana e gli enti pubblici gestori di demanio collettivo, con esclusione delle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi relativi alla gestione dei diritti collettivi di uso civico.

Stante la situazione di difficoltà per l’individuazione degli enti nei confronti dei quali deve essere applicato lo split payment, la legge di conversione del DL n. 50/2017 ha introdotto un meccanismo di tutela.

Viene, infatti, stabilito che, su richiesta dei cedenti o prestatori, i cessionari o committenti soggetti allo split payment devono rilasciare un documento attestante la loro riconducibilità a soggetti per i quali si applica la scissione dei pagamenti.

I cedenti e prestatori in possesso di tale attestazione sono tenuti ad applicare la scissione dei pagamenti.

I clienti soggetti allo split payment non hanno un obbligo giuridico di informare i propri fornitori.

Gli stessi, se sollecitati con apposita richiesta da parte dei loro fornitori, devono rilasciare una apposita attestazione.

Se i fornitori sono in possesso della predetta attestazione del cliente, essi sono obbligati ad emettere fattura con il particolare meccanismo dello split payment.

Si ritiene, pertanto, che vi sia una responsabilità diretta dei cessionari/committenti e un obbligo per i loro fornitori che dovrebbe escludere qualsiasi tipo di conseguenza sanzionatoria qualora l’attestazione del cliente dovesse poi essere considerata non veritiera.

Esecuzione delle sentenze tributarie

È stato pubblicato il provvedimento relativo alla garanzia che il con­tribuente deve prestare nei seguenti casi:

  • se imposto dal giudice, nel caso di contenziosi in materia di rimborso e a seguito di sentenza di condanna non definitiva per somme superiori a 10.000 euro;
  • se vi è richiesta di sospensione di esecuzione dell’atto o della sentenza.

La garanzia può essere prestata mediante titoli di Stato o garantiti dallo Stato, fideiussione bancaria o assicurativa, o fideiussione rilasciata da un’impresa com­mer­ciale previo benestare dell’ente creditore.

Nei gruppi societari con patrimonio risultante dal bilancio consolidato superiore ai 250 milioni di euro, l’obbligo può essere adempiuto mediante assunzione del debito ad opera della controllante.

La garanzia, per le liti da rimborso, cessa al termine del nono mese successivo alla for­ma­zione del giudicato o all’estinzione del processo, anche se la sentenza del grado suc­ces­sivo è di segno opposto, come nel caso del contribuente che vince in primo grado ma soccombe nel secondo.

Nel caso di sospensiva sull’atto e/o sulla sentenza, la garanzia cessa decorsi nove mesi dal deposito del provvedimento che definisce il giudizio sfavorevole al contribuente. In ogni caso la garanzia cessa al deposito della sentenza favorevole al contribuente.

Il contribuente deve adempiere entro tre mesi dalla formazione del giudicato o dall’estinzione del processo, oppure entro tre mesi dal deposito della sentenza che definisce la fase di giudizio nella quale è chiesta la sospensione.

L’escussione della garanzia deve avvenire entro sei mesi dal decorso dei tre, entro cui deve provvedere il contribuente.

Non hanno effetto per l’ente impositore gli eventuali mancati pagamenti dei premi o delle commissioni della garanzia da parte del contribuente ed è esclusa la preventiva escus­sione del debitore principale.

Nuovi limiti alle compensazioni orizzontali

Di seguito si riportano le novità introdotte dal DL 50/2017, in corso di conversione in Legge, sulla base delle indicazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate con la recente risoluzione n. 57.
Apposizione del visto di conformità
Il DL 50/2017 ha ridotto, da 15.000,00 euro a 5.000,00 euro, il limite oltre il quale l’utilizzo in compensazione, cosiddetta orizzontale, di crediti per imposte dirette, IRAP, ritenute alla fonte e IVA è subordinato all’obbligo di apporre sulla dichiarazione dalla quale emergono i crediti stessi il visto di conformità.
Anche le compensazioni dei crediti IVA trimestrali, sulla base di un emendamento recentemente proposto, dovrebbero rientrare in tale disciplina.
Si evidenzia che i contribuenti sottoposti alla revisione legale dei conti ex art. 2409-bis cod. civ., possono, in alternativa al visto di conformità, far sottoscrivere la dichiarazione dalla quale emerge il credito da parte dei soggetti che esercitano il controllo contabile.
Presentazione dei modelli F24 per i titolari di partita IVA
Il DL 50/2017 ha inoltre stabilito che per i soggetti titolari di partita IVA vi è l’obbligo di presentare i modelli F24 esclusivamente mediante i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate (“F24 on line”, “F24 web” o “F24 cumulativo”) se negli stessi è presente la compensazione di:
• crediti relativi alle imposte sui redditi e alle relative addizionali, alle ritenute alla fonte, alle imposte sostitutive delle imposte sul reddito, all’IRAP e all’IVA;
• crediti d’imposta a fini agevolativi, da indicare nel quadro RU della dichiarazione dei redditi.
Applicazione delle nuove disposizioni
Le novità normative sopra indicate decorrono dal 24/4/2017, data di entrata in vigore del DL 50/2017.
La risoluzione 57/2017 ha chiarito che le nuove disposizioni trovano applicazione per tutti i comportamenti successivi e, pertanto, con riferimento alle dichiarazioni presentate dal 23/4/2017.
Ne consegue che i modelli F24 presentati successivamente al 24/4/2017, ma che utilizzano in compensazione crediti emergenti da dichiarazioni già trasmesse entro tale data, per importi fino a 15.000,00 euro, non potranno essere scartati.
Dichiarazioni non presentate al 24/4/2017
Occorre apporre il visto di conformità, secondo il documento di prassi dell’Agenzia delle Entrate, qualora si intendano compensare crediti superiori a 5.000,00 euro derivanti da dichiarazioni non ancora presentate alla
data del 24/4/2017, come, ad esempio:
• modelli IVA 2017 presentati entro 90 giorni dal termine del 28/2/2017;
• dichiarazioni integrative.

Termine per l’esercizio della detrazione iva

Il nuovo e più restrittivo termine introdotto dal DL 50/2017, ai fini della registrazione degli acquisti e del connesso esercizio della detrazione IVA, non si applica alle fatture ricevute e non registrate in anni precedenti al 2017.

L’importante chiarimento è stato fornito dalla direttrice dell’Agenzia delle Entrate nel corso di un’audizione parlamentare.

Si rammenta che il diritto alla detrazione dell’IVA su acquisti e importazioni, a fronte delle modifiche apportate dal DL 50/2017, può essere esercitato al più tardi con la dichiarazione annuale IVA relativa all’anno in cui il diritto è sorto (e alle condizioni esistenti in tale momento).

È stato inoltre previsto che le fatture d’acquisto e le bollette doganali debbano essere annotate:

  • nel registro anteriormente alla liquidazione periodica nella quale è esercitato il diritto alla detrazione della relativa imposta;
  • comunque entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale IVA relativa all’anno di ricezione della fattura e con riferimento al medesimo anno.

La direttrice dell’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito all’assenza di una disciplina transitoria per quanto concerne i “nuovi” termini di registrazione ed esercizio del diritto alla detrazione IVA per le fatture degli anni 2015 e 2016 non annotate nel registro acquisti.

Secondo tali chiarimenti le nuove regole si applicano solo alle fatture emesse e ricevute nel 2017 (anno di entrata in vigore delle novità) e non alle fatture ricevute e non registrate negli anni precedenti per le quali sia ancora pendente il termine di detrazione dell’IVA assolta, previsto anteriormente alle modifiche apportate dal DL 50/2017.

IVA su canoni non riscossi

Una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Catanzaro ha stabilito che l’IVA relativa al canone di un fabbricato concesso in locazione da una società diventa esigibile il mese successivo al periodo cui si riferisce il canone medesimo, a prescindere dall’avvenuto incasso del canone stesso da parte della società locatrice.
Secondo i giudici, ai sensi del combinato disposto dagli articoli 3 e 6 della Legge IVA, le prestazioni aventi ad oggetto concessioni di beni in locazione, a carattere periodico o continuativo, comprese quelle effettuate per uso personale o familiare dell’imprenditore, se rese verso un corrispettivo superiore ad euro 50,00, si considerano effettuate non al momento del pagamento, bensì nel mese successivo a quello in cui sono eseguite.
Nella fattispecie, anche se la locataria non aveva versato alcun canone, la società locatrice avrebbe dovuto comunque emettere la fattura e versare la relativa imposta.
Si evidenzia che tale interpretazione, tuttavia, non è condivisa dalla Corte di Cassazione, secondo la quale, anche per le locazioni, il momento impositivo coincide con l’incasso del corrispettivo, per cui, in caso di morosità del conduttore, il locatore non è tenuto ad emettere fattura.

Locazioni brevi e cedolare secca

Il recente DL n. 50/2017 introduce una disposizione relativa alle “locazioni brevi”, derivanti cioè da contratti di locazione:
– di immobili ad uso abitativo;
– di durata non superiore a 30 giorni;
– inclusi quelli che prevedono la prestazione dei servizi di biancheria e di pulizia del locali;
stipulati da persone fisiche al di fuori dell’esercizio dell’attività di impresa, direttamente o tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali online.
La nuova norma dispone che, in relazione ai suddetti contratti, stipulati dall’1/6/2017:
– si applicano le disposizioni relative alla cedolare secca, con applicazione dell’aliquota del 21%;
– i soggetti che esercitano attività di gestione immobiliare, anche attraverso portali online, dovranno operare, in qualità di sostituti di imposta, una ritenuta del 21% sull’ammontare dei canoni e corrispettivi, da imputarsi a cedolare secca, in caso di opzione per il regime sostitutivo, e di acconto in assenza di opzione.

Esecuzione fiscale e limiti per l’espropriazione

Tra le novità del recente DL n. 50/2017 si segnala una modifica in materia di esecuzioni immobiliari.
L’art. 76 del DPR 602/73 consente l’espropriazione immobiliare da parte dell’agente della riscossione a condizione che non si tratti dell’unico immobile di proprietà del debitore adibito ad abitazione principale dello stesso, ad eccezione per gli immobili classificati A/8 o A/9 che sono espropriabili anche se si tratta dell’abitazione del debitore.

L’espropriazione è ora possibile:
– solo se i crediti erariali sono superiori a 120 mila euro e se è stata iscritta ipoteca da almeno sei mesi senza che il debitore abbia pagato;
– purché il valore “dei beni” sia superiore a 120 mila euro.

Definizione delle liti pendenti

Il recente DL n. 50/2017 contiene una definizione delle liti pendenti: sono quelle rientranti nella giurisdizione tributaria in cui è parte l’Agenzia delle Entrate e a condizione che la costituzione in giudizio di primo grado ad opera del ricorrente sia avvenuta entro il 31.12.2016.
Le caratteristiche di tale definizione sono le seguenti:
– stralcio delle sanzioni amministrative collegate al tributo e degli interessi di mora;
– imposte ed interessi da ritardata iscrizione a ruolo vanno pagati integralmente;
– le sanzioni non collegate al tributo vengono ridotte del 40%;
– non vengono rimborsati gli importi pagati in pendenza di giudizio;
– occorre presentare domanda entro il 30/9/2017 e la definizione si perfeziona con il pagamento di tutte le somme dovute o della prima rata;
– le rate, al massimo tre, scadono il 30/9/2017, il 30/11/2017 e il 30/6/2018 (si sottolinea che nel corso dell’iter di conversione in legge il numero delle rate potrebbe aumentare ed il periodo di dilazione allungarsi).
Non è necessario, come sembrava in un primo momento, avere aderito alla rottamazione dei ruoli per potere accedere alla definizione delle liti pendenti.

Si ritiene che, con ogni probabilità, tale definizione delle liti pendenti verrà modificata per tenere conto di aspetti che la rendano più equa differenziando, per esempio, situazioni pendenti in gradi diversi del giudizio.

Compensazione orizzontale dei crediti superiori ad euro 5.000

Il recente DL n. 50/2017 ha:
inasprito gli attuali vincoli all’utilizzo in compensazione orizzontale dei crediti d’imposta;
modificato le modalità con le quali le stesse compensazioni potranno essere realizzate da parte dei soggetti titolari di partita IVA.
Per quanto riguarda il primo aspetto, viene ridotta da 15.000 a 5.000 euro la soglia oltre la quale la compensazione orizzontale dei crediti per imposte dirette e IRAP è subordinata al visto di conformità; la suddetta modifica riguarda anche i crediti relativi a imposte sostitutive delle imposte sul reddito e alle ritenute alla fonte.
Le limitazioni sopra indicate riguardano anche il comparto IVA; diventa ora possibile utilizzare il credito IVA annuale in compensazione orizzontale oltre il limite di 5.000 euro solo previa apposizione del visto di conformità sulla dichiarazione IVA dalla quale emerge il credito stesso.

Nuovo temine per l’esercizio della detrazione iva

Il recente DL 50/2017 ha ridotto notevolmente il termine per l’esercizio del diritto alla detrazione dell’IVA.
La nuova norma stabilisce che la detrazione può essere esercitata, al più tardi, entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA annuale relativa all’anno in cui il diritto è sorto, e non più entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo.
Conseguentemente viene modificato anche il termine per la registrazione delle fatture di acquisto, imponendo come termine ultimo quello di presentazione della dichiarazione relativa all’anno di ricezione del documento.
Le nuove disposizioni sono entrate in vigore da subito, vale a dire il 24/4/2017, senza l’introduzione di alcun regime transitorio, per cui la novità ha effetti “restrittivi” sull’esercizio della detrazione dell’imposta relativa agli acquisti effettuati prima dell’entrata in vigore del decreto.